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Riforma del Terzo settore: cosa entrato in vigore e cosa no

di Mariangela Palazzo

10/12/2018 Terzo Settore

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Riforma del Terzo settore: cosa  entrato in vigore e cosa no

Il DLgs 117/17, codice del Terzo settore, rappresenta una pietra miliare ed impone un cambio di mentalità importante: si parla di enti del terzo settore (Ets).

Il Registro Unico Nazionale degli enti del Terzo settore (Runts) sarà un contenitore di associazioni, fondazioni, cooperative sociali, imprese sociali, ecc.

I vecchi registri delle associazioni di volontariato (Odv) e di promozione sociale (Aps) vanno in soffitta, pur rimanendo le qualifiche all’interno degli enti del Terzo settore.

Solo la qualifica fiscale ‘onlus’ muore definitivamente.

Pertanto la fretta nell’affrontare la nuova identità l’avranno tutti i soggetti onlus che dovranno capire, unitamente alle associazioni genericamente culturali, chi vorranno essere e se rientreranno negli enti del Terzo settore.

La decisione ha la sua delicatezza dato che tutti i soggetti fuori dal Runts saranno di fatto considerati soggetti pienamente fiscali con le naturali conseguenze.

Ad oggi non c’è piena operatività della nuova norma per svariati motivi, alcuni decreti attuativi interministeriali sono ancora in elaborazione e si attende la fumata bianca della Commissione europea su alcuni aspetti.

È errato pensare di contro che non sia già operativa in molti aspetti la riforma.

Vediamo quali sono gli adempimenti già operativi ad oggi, 2018.

Se costituisco oggi un’associazione quanti associati devo avere?

Il codice prevede (art. 32 e art. 35) un numero minimo di soci per le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale (7 persone fisiche o 3 enti) che deve essere previsto dalle nuove costituite. Le vecchie hanno tempo fino a luglio 2019 per l’adeguamento.

Se costituisco una fondazione il riconoscimento della personalità giuridica è fatto ad opera del notaio rogante?

Ancora no, resta la vecchia procedura. Anche se con raccomandazione, alle prefetture ed alle Regioni, di applicare i minimi di patrimonio di dotazione indicati dalla nuova normativa, € 15.000,00 per le associazioni ed € 30.000,00 per le fondazioni.

Il bilancio d’esercizio è da subito operativo?

Sì, ancorché non sia costituito il Registro unico ove depositarlo e ancorché non sia ancora stata approvata dal ministero del lavoro e delle politiche sociali la modulistica che “traduce” le indicazioni contenute nell’art. 13 del codice, che definisce in termini generali le informazioni che i bilanci devono contenere; ciò dando atto, nella circolare, che tale mancanza determinerà nella fase transitoria una certa eterogeneità dei documenti contabili prodotti.

I compensi agli associati, dirigenti ed amministratori devo pubblicarli sul sito internet?

Gli enti che hanno ricavi o entrate superiori ai 100.000 €, ai sensi dell’art.14 del codice, devono pubblicare sul sito internet proprio e della rete associativa cui aderiscono “eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati”. Questa previsione, spiega la circolare, non è in alcun modo condizionata all’istituzione del registro e quindi è vigenze, sebbene si intenda operativa a partire dal 1/1/2019 a rendiconto di quanto corrisposto nel 2018, primo anno solare completo dopo la vigenza del codice.

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