Mensile per il marketing e la valorizzazione del territorio

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Una Start up territoriale quale leva di marketing turistico DeCo
(Denominazione comunale)

di Mariangela Palazzo

06/12/2018 Marketing Territoriale

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Una Start up territoriale quale leva di marketing turistico DeCo<br/>(Denominazione comunale)

La Denominazione comunale di un prodotto tipico, artigianale o alimentare, o di una tradizione storica culturale locale valorizza un Territorio partendo dalle sue tradizioni cambiandone il contesto.

Il riconoscimento DeCo conferisce un’Identità territoriale, utilizzabile quale leva di marketing turistico, in controtendenza rispetto alla globalizzazione che tende ad omogeneizzare i prodotti.

Il punto di forza delle DeCo risiede nella capacità di un Territorio di creare valore naturalmente, ponendo al centro l’Uomo ed il suo legame al Territorio Locale.

L’innovazione ed i connotati di Start up sono riscontrabili in alcune caratteristiche intrinseche al riconoscimento DeCo, quali l’originalità, la naturalità, l’identità e la specificità (territorio, tradizione, tipicità, tracciabilità e trasparenza).

L’originalità è intesa in senso culturale oltre che toponomastico e sta ad indicare la capacità di non distorcere il territorio di provenienza unitamente alla naturalità che impone l’assenza di interventi estranei all’azione del territorio. Il tutto rispettando l’”idem”, il non cambiare nel tempo, perché è in quel territorio specificatamente. E la Specificità delle caratteristiche originali permette il facile riconoscimento (Max Weber).

Possiamo definire la DeCo un biglietto da visita o un censimento di prodotti con valore identificativo di una comunità, conferita dal Sindaco, quale atto politico, L.Cost. n.3/01,  che ne salvaguarda e valorizza l’identità comunale, per fotografare una valenza storica a memoria futura o come occasione presente di marketing turistico. Non sono provenienze geografiche che sarebbero incompatibili con il diritto comunitario, Reg. CEE 2081/92. Sono degli strumenti flessibili per valorizzare le risorse della propria terra nel tentativo di garantire la biodiversità, traendo vantaggi turistici ed economici. Rappresentano il Prodotto del Territorio identificativo di una comunità.

I prodotti agroalimentari ed artigianali racchiudono tradizione, cultura, valori, conoscenza locale e l’autenticità del territorio, tutti elementi di attrattiva turistica dei “foodies”, viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo, e che rappresentano per la comunità locale un’opportunità per lo sviluppo dell’economia.

L’ideatore delle DeCo è stato Luigi Veronelli che le definiva “l’identità territoriale attraverso i prodotti tipici riconosciuti che esalta il legame imprescindibile tra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva, un riconoscimento che viene dal basso”.

Le Denominazioni comunali sono state normate dalla L.142/90 alla quale è seguito il DLgs 267/00, DLgs 228/01, DLgs 222/16. L’ANCI nel 2000 pose in essere una proposta legislativa che ha dato alla luce il primo regolamento nel 2002. L’Italia ha subito un richiamo dalla Comunità Europea che ha difatti congelato l’operatività iniziata, dando alla luce varie scuole di pensiero.

Tra queste quella di Sutera, GeniusLoci, che ritiene le DeCo un mero atto di governo frutto di un percorso culturale che deve essere privo di regolamenti e burocrazia. Al più si possono tracciare delle linee guida di indirizzo per i riconoscimenti DeCo, con l’auspicio di un intervento normativo che possa uniformare il criterio sull’intero territorio nazionale.

Nel contempo molti sono i Comuni, soprattutto in Puglia, che sulla scorta del regolamento Anci, hanno istituito il registro locale con gli annessi riconoscimenti.

I produttori, in particolare veneti, sono in prima linea nell’unione DeCo, ma in attesa di chiarezza che permetta, oltre le varie associazioni, un utilizzo di tale riconoscimento del made locale più concreto.

L’Associazione nazionale per la Denominazione comunale (AssoDeCo) si è fatta promotore del coordinamento delle azioni di promozione dei territori e dei prodotti dei Comuni che adottano la DeCo con la finalità di ottimizzare la valorizzazione dei territori.

Ad oggi esiste un turismo di “nuova generazione” enogastronomico legato alla cultura territoriale che ha quale vetrina il Borsino del Turismo DeCo. Lo stesso rappresenta una filiera itinerante, una mostra-mercato, delle eccellenze di produzione locale.

Un limite al decollo delle DeCo è riscontrabile nell’assenza di una norma univoca ed efficace sul territorio nazionale, dal punto di vista normativo, e nella sopravvivenza delle tradizioni e produzioni dei prodotti storici locali.

Le DeCo sono ancor più di nicchia dei prodotti tipici, perché questi ultimi sono privi della tradizione metodologica.

Ad ogni buon conto, attualmente l’Iter dell’amministrazione per il riconoscimento DeCo è possibile se il Comune assume l’iniziativa a sostegno del patrimonio di tradizioni ed esperienze relative alle attività ed ai prodotti agroalimentari, che, per tipicità sono meritevoli di valorizzazione.

In questo modo l’amministrazione istituisce il registro DeCo             

I casi in essere hanno visto procedere l’amministrazione comunale con:

- Delibera istitutiva delle DeCo

- Adozione di un regolamento per la “valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali.

- Istituzione di un albo comunale delle produzioni agroalimentari con disciplinare

- Istituzione di un registro DeCo

- creazione di un marchio DeCo che attesti l’origine del prodotto e la sua composizione.

Evidentemente il Comune per verificare le iscrivibilità pervenute dovrà nominare una commissione di valutazione, la quale valuta le caratteristiche di riconoscibilità DeCo e predispone i disciplinari funzionali alla delibera di giunta.

È chiaro che i Comuni raggiungono l’obiettivo affiancando al riconoscimento DeCo un’azione di pianificazione di un piano marketing e di comunicazione che gemella il prodotto DeCo con il territorio.

In forza dei riconoscimenti DeCo il territorio e le eccellenze escono dall’anonimato, generando una valorizzazione reale della filiera, con la creazione di un valore aggiunto dall’identità riconosciuta, che può essere di stimolo per l’associazionismo ed i consorzi di tutela (L.526/99 art.14 e Reg. UE 1151/2012 e Reg. UE 479/2008).

Di fondamentale importanza risulta essere il disciplinare di produzione contenente la regolamentazione specifica del singolo prodotto e dei suoi requisiti tecnici ai fini dell’ottenimento del riconoscimento.

Gli elementi specifici richiesti ai fini della conformità sono:

  1. nome del prodotto;
  2. caratteristiche dello stesso e metodologie di lavorazione, conservazione e stagionatura, consolidate nel tempo in forza degli usi locali;
  3. i materiali e le attrezzature utilizzate per la preparazione;
  4. la descrizione dei locali di lavorazione, conservazione e stagionatura.

Resta chiaro che l’iscrizione è possibile su istanza di parte, produttore e/o venditore, corredata da adeguata documentazione che evidenzi le caratteristiche del prodotto, tenendo conto di tutti i requisiti previsti per il riconoscimento.

L’iter deliberante del procedimento è di 30 giorni ed ha un costo pari ad € 16,00, imposta di bollo.

Il Governo e le Regioni stanno cercando di standardizzare la modulistica Suap, ex D.Lgs 222/16 finalizzata alle iscrizioni DeCo.

Vivremo le evoluzioni.

Mariangela Palazzo

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