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L’agroalimentare pugliese
eccellenza italiana nel mondo

Secondo i nuovi dati Svimez, l'agricoltura pugliese nel triennio 2015-2017, è cresciuta del 4% recuperando il tonfo del triennio precedente

di Beatrice Lucarella

01/10/2018 Agroalimentare

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L’agroalimentare pugliese<br/>eccellenza italiana nel mondo

Il territorio pugliese è costituito prevalentemente da aree pianeggianti, di bassa collina con limitati rilievi montuosi. Le zone di pianura ricoprono circa il 53,2% del territorio regionale, mentre le zone collinari il 45,3%, di cui oltre i due terzi sono identificati come “collina interna” e circa un terzo come “collina litoranea”. Il restante 1,5% della superficie regionale rappresenta la zona altimetrica di montagna. L’uso agricolo rappresenta la destinazione d’uso preponderante del suolo regionale con ben l’83,7% della superficie regionale utilizzata. Ciò comporta la presenza di rilevanti produzioni del comparto agroalimentare che rappresentano oggi più che mai il vero core business della Puglia, sia a livelli di produzione e consumi interni sia a livello di esportazioni. L'agricoltura pugliese nel triennio 2015 – 2017, è cresciuta del 4% recuperando il tonfo del -9,4% del triennio precedente 2008 - 2014, secondo i nuovi dati Svimez, con una crescita della PLV (Produzione lorda vendibile) del 15,07% che è tornata a superare nuovamente 3 miliardi di valore, a dispetto della tropicalizzazione del clima che ha messo a dura prova tutte le colture. Proprio le temperature hanno inciso negativamente sulla campagna olivicola 2018/2019, di fatti le condizioni meteorologiche altalenanti con gelate, grandinate, bombe d'acqua e venti intensi, hanno prodotto danni considerevoli alle piante, tali da dimezzare la produzione, senza dimenticare le emergenze fitosanitarie quali la  Xylella o gli attacchi di agenti parassitari, come la tignola o la mosca, agevolati da un’estate lunga, calda e umida. In Puglia si registrerà infatti il -56% di produzione rispetto allo scorso anno. Al di là di tutto l'agroalimentare si rivela un traino straordinario per l'economia pugliese. Le esportazioni dei prodotti agricoli (+9%) e dell'agroalimentare (+4,9%) hanno dato slancio all'export pugliese, nonostante il sensibile ridimensionamento produttivo determinato dalla tropicalizzazione del clima. Cresce anche l'occupazione in agricoltura con l'aumento del 6% degli occupati in 5 anni, cioè dà lavoro a 32mila persone  e conta complessivamente 5.931 industrie di trasformazione e di produzione di bevande tra cui n.20 Dop e Igp. Sono imprese molto proiettate sui mercati esteri, munite delle necessarie certificazioni e internazionalizzate a tutti gli effetti. Il valore trainante dei nostri prodotti tipici all'estero è dettato prevalentemente dal brand Made in Italy, che secondo uno studio della società KPMG è il terzo brand più famoso nel mondo dopo Visa e Coca Cola.. Il vivere, il mangiare italiano, con la sua Dieta Mediterranea, grazie alla sua biodiversità territoriale è il vero segreto del successo, ma non dobbiamo mai dimenticare di non abbassare la guardia e, sopratutto di incentivare le produzioni con filiera corta, con controllo qualità, mantenere nel tempo inalterato lo stesso standard qualitativo e perchè no, avere un packaging funzionale e bello. Proprio l’attenzione alle varietà e alla qualità del comparto agroalimentare pugliese, con prodotti certificati, che il valore delle principali filiere è cresciuto ad un livello quasi pari  a 542.000.000 euro per la pasta e i prodotti da forno, 576.000.000 euro per quella olearia e 462.000.000 euro per la filiera vinicola e il pomodoro da industria di cui la sola provincia di Foggia è leader con 3.500 produttori. L’Europa continua ad essere la prima destinazione dell’agroalimentare “Made in Italy”. Per le imprese tuttavia, però, non è sempre facile inserirsi in alcune aree geografiche con i propri prodotti a causa del fenomeno denominato Italian Sounding, ovvero prodotti “copiati” meno costosi e facilmente reperibili e che alimenta un giro d’affari di circa 90 miliardi di euro annui. In Puglia, l'export resta forte, l'agroalimentare cresce con prodotti agricoli e orticoli, diretti prevalentemente verso i Paesi dell’Unione Europea e a seguire gli Stati Uniti dove il vino risulta essere il prodotto più gettonato davanti a olio, formaggi e asta. Negli ultimi anni il settore alimentare ha confermato il suo ruolo strategico per la nostra regione, i produttori hanno cambiato rotta, ponendo sempre più la salute del consumatore al centro della propria filiera questo anche grazie ad una normativa più stringente che non solo obbliga le aziende ad adottare un metodo di autocontrollo per identificare e neutralizzare i rischi possibili durante la produzione di un alimento, tra cui la presenza di infestanti, ma ha anche regolamentato l’uso dei prodotti chimici facendo in modo che vengano utilizzati solo se strettamente necessari ed in maniera mirata. A questo si aggiungono le nuove tecnologie che hanno un ruolo chiave per ridurre l’uso di questi prodotti, con un notevole vantaggio per la salute e per l’ambiente.

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